Tre attori provenienti da Paesi diversi si incontrano al Piccolo Teatro dell’Antica Epidauro il 7 e l’8 agosto per la prima mondiale di I-ONE, la nuova opera di Ivan Vyrypaev, con la regia di Galin Stoev.

Traendo ispirazione dalla forma e dallo spirito dell’antica tradizione tragica, Medea ritorna come una nuova tragedia contemporanea per il XXI secolo. Una proposta registica che mette alla prova i limiti del mito e si confronta con la materia più fragile della nostra specie: la tecnologia, il concetto di sé e l’identità. Scritto in inglese, il testo nasce fin dall’inizio come un’opera internazionale, sia nelle intenzioni sia nella sua identità drammaturgica.
La storia ci trasporta in un futuro distopico, nell’America del 2050, dove l’eroina si trova ad affrontare non solo il senso di colpa, la violenza e la frattura della propria identità, ma anche una nuova forma di destino tecnologico. Judith compie il duplice omicidio del figlio adottivo e della sua educatrice francese, che era anche l’amante di suo marito. Un atto di profonda vendetta personale che risuona come un’eco contemporanea della Medea di Euripide, conducendo a conseguenze irreversibili. La donna viene condannata e sottoposta a una «terapia di conversione» sperimentale attraverso l’impianto neurale I-ONE, progettato per riformare il comportamento criminale. Un errore tecnico, tuttavia, cancella la sua memoria e la sua coscienza, privandola di qualsiasi stabile percezione di sé. L’elemento divino della tragedia si trasforma qui in destino tecnologico: l’impianto monitora, analizza e interviene nella coscienza di Judith, funzionando come un equivalente contemporaneo del Coro nel dramma antico.
Con sovratitoli in greco e in inglese.
*Il contenuto è stato tradotto con l’aiuto dell’intelligenza artificiale (IA).