Con l'arrivo di settembre, il mese popolarmente noto come "Trygitis" ("Vendemmiante"), ha inizio il processo della vendemmia. "Mietitura, vendemmia, guerra" dicevano i vecchi viticoltori, volendo sottolineare la grande mobilitazione e la fatica che questi lavori agricoli, i più impegnativi dell'anno, comportavano per tutta la famiglia.
Usanze della vendemmia
La vendemmia è un vero e proprio rito sacro e, in quanto tale, ha le sue tradizioni. Il 6 agosto, i viticoltori erano soliti riempire un cesto con i primi grappoli maturi e portarli in chiesa, dove veniva recitata una preghiera speciale per propiziare un buon raccolto. Il primo giorno della vendemmia, inoltre, si celebrava una benedizione nel vigneto recitando la preghiera della vendemmia.
In molte zone era consuetudine lasciare un piccolo pezzo di vigneto non vendemmiato in segno di ringraziamento a Dio.
Ma, poiché la vendemmia è sempre stata una grande festa, non potevano mancare i momenti di riposo e di allegria. A mezzogiorno, per tutta la durata della vendemmia, il viticoltore offriva il pranzo a tutti i partecipanti, che si riunivano per gustarlo insieme. Mangiando e bevendo, facevano le prime valutazioni sulla quantità e la qualità del raccolto.
L'appuntamento per la prossima festa era fissato presso il torchio, dove si gustavano abbondanti stuzzichini e vino a fiumi.
Dalla vigna al vino
Tradizionalmente, la vendemmia era un lavoro collettivo basato sulla reciproca collaborazione. I lavori dovevano essere svolti con puntualità e senza ritardi, perché il tempo autunnale è imprevedibile e una pioggia improvvisa poteva compromettere il raccolto. Così, all'alba, grandi e piccini, parenti e amici, di buonumore e tra canti e battute, prendevano posto nel vigneto.
I compiti erano già stati distribuiti in anticipo: i più giovani e le donne erano incaricati di tagliare i grappoli e di riporli con cura nei cesti da vendemmia che tenevano accanto a sé. I più robusti passavano regolarmente tra i filari, sollevavano i cesti sulla schiena e li caricavano sugli asini, un tempo, o sui rimorchi dei trattori in seguito.
Il raccolto veniva poi trasportato nel luogo in cui si trovava il torchio, dove un altro gruppo di persone si occupava della pigiatura dell'uva calpestando o battendo rapidamente i piedi sui grappoli per liberare il mosto. Il mosto, che colava lentamente dalle aperture presenti alla base del torchio, veniva raccolto e conservato in grandi botti di legno. Rimaneva lì per circa tre mesi affinché fermentasse e si trasformasse in vino.
La prima degustazione del vino avveniva il giorno di San Demetrio (26 ottobre) o di San Giorgio l'Inebbriante (3 novembre).
Quando il ciclo della vinificazione giunge al termine, non c'è nulla che possa eguagliare l'orgoglio del viticoltore per il proprio vino fatto in casa, che gli terrà compagnia per tutto l'anno, nei momenti di gioia e in quelli di dolore!