A circa un'ora dal centro di Atene, i siti archeologici dell'Attica orientale non godono forse della stessa notorietà del Partenone, dell'Eretteo, del Tempio di Poseidone a Capo Sounio o dell'Agorà antica ai piedi della rocca dell'Acropoli, eppure si ergono ancora maestosi e imponenti per trasmettere al visitatore contemporaneo un frammento della grande storia della Grecia antica.
Luoghi di culto delle divinità dell'Olimpo, siti celebrati dai grandi drammaturghi dell'antichità e paesaggi in cui la natura e il mare si fondono in perfetta armonia con l'architettura antica. Questi sono i quattro siti archeologici sul versante orientale dell'Attica che vale assolutamente la pena visitare almeno una volta.

1. Sito archeologico - Ramnounta
Nella valle del fiume Limikos, affacciato sullo stretto dell'Eubea, le rovine dell'antico insediamento di Ramnunte evocano ancora oggi la feroce vendicatività della dea Nemesi: in questo sito sorgeva infatti il più grande santuario dedicato a questa dea nell'intera Grecia antica. Il tempio fu edificato agli inizi del VI secolo a.C. in un punto di grande rilevanza strategica per l'esercito ateniese, grazie soprattutto all'eccellente collegamento con il mare. Per tutta la durata della Guerra del Peloponneso, nei due piccoli porti del golfo approdavano le navi cariche di grano che rifornivano la città di Atene.
Il santuario di Nemesi, così come la fortezza che proteggeva l'insediamento di Ramnunte — rigoglioso allora come oggi — fu portato alla luce nel corso degli scavi condotti tra il 1880 e il 1892. Oggi una passeggiata in loco si presta a essere abbinata a un'escursione nella natura o a un tuffo nelle belle spiagge circostanti, nei mesi in cui il clima lo consente.

© Y. Skoulas
2. Tempio di Artemide e Museo Archeologico - Vravrona
Nel V secolo a.C., nell'area di Vravrona, fu edificato l'antico santuario della dea Artemide, regina dei monti e delle foreste, protettrice della caccia, dei fanciulli e degli animali. Questo suggestivo luogo di culto, davanti al mare, ha legato il proprio nome a una delle figure più tragiche della drammaturgia antica. Ifigenia, giovane principessa di Micene, fu condotta dal padre Agamennone ad Aulide con l'intento di essere sacrificata sull'altare della dea, in cambio del vento favorevole di cui gli Achei necessitavano per salpare verso Troia. All'ultimo momento, tuttavia, Artemide si impietosì di Ifigenia e la condusse con sé nel tempio, facendone la propria sacerdotessa.
ll Tempio di Artemide era costruito in stile dorico, così come la Stoà, un edificio a pianta π greco asimmetrico che delimita l'area sacra. Oggi, purtroppo, non si conserva gran parte del tempio; tuttavia, una visita al Museo Archeologico di Vravrona consente di approfondire ulteriormente il significato del santuario. Qui è possibile ammirare importanti reperti, tra cui numerose statuette raffiguranti fanciulle — le piccole Orse — che prestavano servizio al culto di Artemide tra i cinque e i dieci anni di età.

© Y. Skoulas
3. Il santuario degli Dei Egiziani – Nea Makri
Nel II secolo d.C., uno degli uomini più potenti dell'epoca, Erode Attico, fece erigere un tempio dedicato alle divinità dell'antico Egitto. Iside, la dea che i Greci solevano assimilare a Demetra, Era e persino alla Luna, si ergeva maestosa accanto a Osiride, divinità corrispondente a Dioniso o ad Ade nel pantheon greco.
Il Santuario degli Dèi Egizi si trova a Mikro Elos di Brexiza, a Nea Makri: ha la pianta di un quadrato perfetto con dimensioni di 50 per 50 metri e, sulla base dei reperti portati alla luce dagli archeologi, era collocato su un piccolo isolotto collegato alla terraferma tramite un canale. All'interno del grande tempio si trovavano imponenti statue che, purtroppo, non si sono conservate integralmente fino ai nostri giorni. È possibile tuttavia ammirarne alcuni frammenti presso il Museo Archeologico di Maratona.
Oggi, nel santuario sono presenti riproduzioni delle antiche statue, che offrono un’idea concreta delle dimensioni originarie del tempio e delle sculture che lo adornavano, trasmettendo l’atmosfera avvincente che questo santuario esercitava nel territorio greco.

© Y. Skoulas
4. Sito archeologico di Anfiaraio - Oropos
In una valle coperta di pini, lungo la strada verso Kalamos, si trova il sito archeologico dell'Anfiaraio, in un paesaggio incantato dove l'acqua incontra le distese verdeggianti.
L'Anfiaraio funzionò come oracolo a partire dal V secolo a.C. e, a differenza di altri importanti oracoli dell'antichità, non era dedicato a una delle grandi divinità dell'Olimpo, bensì al noto eroe mitologico Anfiaraio, costretto — per effetto dell'inganno ordito dalla moglie Erifile e dal cognato Adrasto — a prendere parte alla spedizione passata alla storia come i Sette contro Tebe. L'episodio è narrato nel dettaglio da Eschilo nell'omonima tragedia, che costituisce l'ultima parte della trilogia del Ciclo Tebano.
Lo scavo archeologico del sito durò dal 1884 al 1929, portando alla luce colonne del tempio in stile dorico, di cui purtroppo si conserva ben poco. Rimane tuttavia imponente la grande Stoà del tempio — lunga 110 metri e larga 11 — che serviva come luogo di sosta per i visitatori e i viaggiatori che giungevano all'oracolo, così come il teatro, struttura di epoca successiva risalente al II secolo, realizzata in pietra e legno.